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Canada, Alberta: è lì che troviamo una delle più vaste riserve di sabbie bituminose.

Si tratta di rocce sedimentarie, composte da terra ed argilla con porosità che sono riempite sia dall’acqua sia dal bitume. Proprio per questo sono una preziosa riserva di petrolio.

Forse non sai che i due terzi delle riserve mondiali di petrolio sono costituiti da queste sabbie.

Quanto incidono che sabbie bituminose sull’ecosistema?

Il processo di estrazione che vede il bitume protagonista, finalizzato all’ottenimento di petrolio, ha un impatto molto pesante sull’ecosistema.

Il paesaggio boreale tipico di queste zone è fortemente minacciato. Quotidianamente vengono abbattuti centinaia di ettari di foresta per la costruzione di infrastrutture necessarie alle attività estrattive.

Nelle zone dove le sabbie bituminose sono state estratte e trattate ci sono foreste devastate per fare spazio a miniere a cielo aperto ed un’aria di pessima qualità.

In più, il processo di estrazione richiede molta energia e genera un aumento del 23% di emissioni di gas serra.

Inoltre, rispetto al trattamento degli idrocarburi convenzionali, viene utilizzata una quantità maggiore di acqua che successivamente viene quasi tutta caricata in pozze enormi che contengono sostanze cancerogene come il cianuro.

Coloro che vivono nelle zone vicino alle sabbie bituminose sono condannati. Friends of the Earth (associazione ambientalista non governativa) ha fatto una stima osservando alti tassi di tumori rari, insufficienza renale, lupus ed ipertiroidismo.

Ad Alberta si registra il 30% di casi di tumori in più rispetto ai valori medi nazionali.

La corsa al petrolio si sta rivelando sempre più devastante per l’ambiente e per l’uomo. Il paesaggio canadese si sta trasformando in una distesa di miniere.

Uno studio condotto dall’Università dell’Alberta ha sottolineato che nei corsi d’acqua e negli accumuli nevosi delle zone interessate dalle attività estrattive si riscontra una maggior presenza di tallio e mercurio.

Inquinamento mare
I danni del petrolio in mare.

Nell’acqua e nella neve raccolta nei pressi delle sabbie bituminose sono presenti cadmio, rame, piombo, nichel, argento e zinco in quantità allarmanti.

Le operazioni necessarie a separare il bitume dai materiali superflui vengono eseguite in pozze artificiali in cui vengono accumulati gli scarti di lavorazione.

Questi mini laghetti ricoprono 130 kmq di superficie e sono soggetti spesso a perdite.

“I danni generati dalle sabbie bituminose”

Riepilogando possiamo dire che le sabbie bituminose hanno prodotto:

  • L’inquinamento del suolo; attraverso la dispersione di sostanze tossiche,
  • L’inquinamento delle acque; il fiume Athabasca e le pozze bituminose sono piene di metalli cancerogeni,
  • La diffusione di tumori rari,
  • La deforestazione a vantaggio della costruzione di nuove strutture di estrazione,
  • Aumento delle emissioni di gas serra,
  • Produzione di CO.

In compenso nessuno muove un dito per provare a cambiare ciò.

Dal 1995 al 2008 la produzione è cresciuta da 482.000 a 1.3 milioni di barili al giorno e si stima possa raddoppiare entro il 2020.

Attualmente operano decine di compagnie tra cui Total, Shell e la BP.

Circa il 15% delle riserve mondiali di greggio sono collocate in Alberta. La zona più sfruttata è quella del fiume Athabasca che costituisce anche la principale fonte idrica.

Le lobby ed il potere economico delle compagnie che estraggono petrolio non permettono un cambiamento di rotta.

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