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L’uomo non si ferma, continua a cementificare. Ha messo mano alla natura devastandola.

Ha spalmato una vera e propria copertura artificiale che ha minato l’integrità ambientale e la sicurezza della sua stessa salute.

In particolare nell’arco di una generazione l’Italia ha perso il 28% dei propri campi coltivati a causa della cementificazione.

Lo afferma Coldiretti quando commenta lo studio dell’Istat secondo cui l’Italia è al 6° posto fra i paesi europei che hanno inciso maggiormente sull’impatto ambientale.

La disponibilità di terra coltivata comporta:

  • una produzione agricola di qualità,
  • la sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico.

Infatti un territorio meno ricco è più fragile ed è più vulnerabile ai cambiamenti climatici.

Questa espansione delle superfici artificiali rischia di avere pesanti conseguenze.

Avrai notato che le precipitazioni sono sempre più frequenti ed hanno forme di vere e proprie “bombe d’acqua” che il terreno non riesce ad assorbire.

E’ chiaro se pensi che il 91% dei comuni italiani si trova in zone a rischio frane e alluvioni.

Ciò è dovuto alle enormi colate di cemento fatte dagli anni ’50 in poi che hanno reso i centri urbani e quartieri più poveri, le coste, le campagne e le montagne più vulnerabili.

Quali conseguenze porta cementificare?

La cementificazione eccessiva genera un dissesto idro-geologico e dunque un’azione distruttiva sul terreno compromettendo la sua stabilità.

La costruzione di nuove infrastrutture rende il terreno impermeabile e incapace di drenare l’acqua piovana. Inoltre il disboscamento incide sulla stabilità del suolo con la conseguente perdita di piante ed alberi.

Progettare e costruire non deve comportare una cementificazione selvaggia. E’ necessario individuare ed applicare modelli virtuosi che sappiano conciliare gli aspetti della progettazione con la dimensione ambientale e naturale.

Questo è ciò a cui aspirava il progetto “città giardino” un modello che all’inizio del ‘900 integrava i vantaggi della vita urbana contemporanea ai piaceri della vita agreste.

Purtroppo si rivelò presto fallimentare poiché le nuove città divennero solamente quartieri satellite dipendenti dalle metropoli limitrofe, spesso scollegate e soggette all’abbandono da parte della popolazione.

Ne sono l’esempio il quartiere Montesacro a Roma, Milanino a Milano ed il quartiere Marano di Napoli.

Sotto la spinta del sogno di una città verde attuabile nascono anche il Bosco Verticale realizzato a Milano ed il Garden Bridge, il ponte giardino sospeso sul Tamigi con i suoi 270 alberi e 2000 rampicanti che si estendono per 6000 metri quadri.

Le nuove aree verdi devono mantenere come fine principale la sostenibilità urbana sotto l’aspetto sociale, ambientale ed economico.

Ancora più importante per la sostenibilità urbana sotto l’aspetto urbano, sociale, ambientale ed economico è l’High Line, il parco di New York realizzato su una parte di ferrovia sopraelevata in disuso.

Nonostante questi piccoli passi verso un ambiente più sostenibile la situazione resta tragica!

7 comandamento
E’ necessario il giusto equilibrio tra uomo e natura, tra elementi antropologici e naturali.

 

Qual è la situazione dello sfruttamento del suolo in Italia?

Negli anni ’80, in Italia il 52.6% delle coste è stato sottoposto a cementificazione, annullando 220 chilometri di litorale.

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha diffuso dati allarmanti: dal 2008 al 2013 sono stati strappati alla natura circa 55 ettari al giorno, 6/7 metri quadri al secondo.

Le provincie di Monza Brianza, Napoli e Milano si contengono il podio per la quantità di suolo cementificato: circa l’80% del territorio.

La situazione è davvero preoccupante!

Nelle aree urbane il clima sta diventando sempre più caldo e secco a causa della ridotta presenza di vegetazione.

Di recente in Abruzzo una slavina ha travolto un hotel riaprendo il dibattito sul tema della sicurezza nelle zone montane poiché è possibile individuarne la causa nella urbanizzazione di circa 2000 chilometri quadrati sulla dorsale appenninica.

Dall’altra parte del mondo, in Brasile, negli ultimi 10 anni sono stati abbattuti 2.6 milioni di ettari di foresta l’anno.

Una notizia positiva arriva invece da Asia: Cina e Vietnam hanno avviato programmi di rimboscamento a favore della difesa del territorio.

La Camera approva la legge che blocca la cementificazione selvaggia

Sono stati fatti passi importanti verso la salvaguardia ambientale anche da parte dell’Italia che ha approvato alla Camera il decreto legge sul contenimento del suolo e il riuso del suolo edificato.

Le novità principali riguardano:

  • Divieto di consumo del suolo in presenza di alternative,
  • Registro degli enti locali virtuosi,
  • Banca dati degli edifici sfitti o abbandonati.

Entro il 2050 dobbiamo azzerare il fenomeno della cementificazione selvaggia.

Cementificare vuol dire togliere ossigeno alla Terra e all’uomo.

Si tratta di un suicidio collettivo. Chiunque non compia azioni in senso opposto è complice.

Tutti pagheremo il conto!

Rispetta la natura, rispettati!

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