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Da Aprile 2020 scompare l’obbligo di indicare l’origine dei prodotti alimentari.

La provenienza della materia prima utilizzata verrà indicata solo nei casi in cui vi sia il rischio che il consumatore si possa confondere sulla provenienza di un alimento in quanto vi sono diciture, illustrazioni, simboli o termini sulla confezione che si riferiscono a luoghi geografici.

Ad esempio se su un pacco di pasta compare la bandiera italiana ma il grano utilizzato non proviene dal Bel Paese, il produttore è obbligato a riportarlo in etichetta, altrimenti no.

Si tratta dunque di un passo indietro rispetto alla situazione attuale che permetterà a molti produttori di omettere un’indicazione importantissima, quella relativa alla provenienza dell’ingrediente primario.

In questo modo le aziende che già falsificano il cibo italiano potranno continuare a vendere i prodotti contraffatti in tranquillità.

Come potremo individuare gli alimenti in base alla provenienza?

Da lungo tempo ormai sottolineiamo l’importanza di scegliere prodotti a Km 0, anche in termini di emissioni di CO2.

Questi prodotti sono coltivati e venduti in aree distanti tra loro massimo 150 Km e si differenziano da quelli messi in commercio dalla grande distribuzione organizzata che prima di arrivare al consumatore compiono svariati passaggi e vengono trasportati per lunghe distanze.

Forse non ci hai mai pensato, ma un semplice gesto come acquistare un cestino di fragole dalla provenienza estera ti rende la causa della produzione di 1.20 kg di CO2.

Una confezione di 6 uova introdurrà nell’ecosistema un incremento di CO2 pari a 1.88 kg.

Consumare prodotti a Km 0 significa assumere alimenti più sani perché:

  • la loro qualità è controllabile con maggior facilità,
  • impiegano meno tempo per raggiungere il consumatore, conservando così le loro proprietà nutritive.
  • La coltivazione avviene nel pieno rispetto delle caratteristiche specifiche di ogni territorio.

etichette alimentari interno

Le etichette utilizzate attualmente dai produttori sono studiate per generare confusione.

Ad esempio, al supermercato possiamo trovare prodotti che riportano la scritta “produzione artigianale” che nel nostro immaginario rimanda ad un prodotto fatto in casa in modo genuino, per poi scoprire che dietro si nasconde una produzione di tipo industriale con ingredienti come additivi e coloranti.

Ti è mai capitato di acquistare un prodotto definito dall’etichetta “italiano” per poi scoprire che in Italia è avvenuta solo la trasformazione o il confezionamento?

È ciò di cui ti stiamo parlando!

Da aprile dunque sarà necessaria una maggiore attenzione perché sarà ancora più difficile individuare l’origine degli alimenti.

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