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Sono due le industrie mondiali illegali di carni ed allevamento di bestiame secondo il Repòrter Brasil.

Vengono definite così quelle aziende agricole che sono nate dalla deforestazione abusiva.

L’ONG brasiliana ha infatti denunciato che dal 2017 in una fattoria illegale viva Valdeir Souza.

Si tratta di un fuggitivo accusato della strage di contadini nota come il “massacro di Colniza”, durante il quale, in un’area del Mato Grosso, un gruppo di incappucciati ha assassinato un folto gruppo di contadini per appropriarsi delle loro terre e Souza avrebbe commissionato la strage.

L’uomo adesso alleva il bestiame per poi rivenderlo ad altre fattorie “pulite” che li smisterebbero successivamente in grandi aziende di lavorazione delle carni brasiliane.

Le industrie di carni sono complici delle fattorie illegali?

Viene definito “lavaggio di bestiame” la pratica illegale che consente di commercializzare in maniera pulita gli animali allevati in una fattoria non a norma perché creata di seguito alla deforestazione.

In sostanza, Souza venderebbe i bovini ad aziende “pulite” in modo da poter successivamente trasferire gli animali a JBS e Marfing, due delle più grandi aziende mondiali di lavorazione di carni”, ed aggirare così l’impegno a “zero deforestazione” assunto dai macelli brasiliani in Amazzonia.

mucca interna

I documenti raccolti dal Repòrter Brasil mostrano chiaramente l’illiceità dei trasferimenti:

Il 9 maggio 2018 la fattoria di Três Lagoas, di proprietà di Souza ha trasferito 143 bovini femmine dalla fattoria ed undici minuti dopo il sito di Narde ha traferito 143 animali con le stesse caratteristiche di sesso ed età per la macellazione presso il frigomacello di JBS.

Una semplice coincidenza?

No! Non avrebbe senso spostare un animale in una fattoria per solo una decina di minuti prima di andare al frigomacello.

Inoltre le immagini satellitari mostrano che una parte della fattoria di Souza è stata disboscata nel 2015.

Dunque è questo il motivo per cui il bestiame proveniente da questa azienda non può essere venduto direttamente alla JBS che ha promesso di non fare affari con le fattorie nate in seguito alla deforestazione del 2009.

In realtà si sospetta che il movimento sia solo cartaceo e gli animali passerebbero direttamente dalla fattoria al frigomacello.

JBS rigetta le accuse sostenendo che Souza non è tra i fornitori, ma Reporter Brasil ha in mano documenti e prove per dimostrare il contrario.

Ecco come la criminalità riesce ad aggirare anche quei pochi divieti che un paese come il Brasile impone in ordine di sostegno ambientale.

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