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Gli effetti della catastrofe ambientale si ripercuotono maggiormente sulle classi sociali più deboli.

Se il grande clamore mediatico non fosse bastato ad allarmarti ti sfidiamo a rimanere impassibile alle parole che stai per leggere.

CHE RELAZIONE C’È TRA LE DISUGUAGLIANZE SOCIALI E LA CRISI AMBIENTALE?

Non si parla di PIL, ma della distanza tra ceti forti e ceti deboli in termini di ricchezza e di potere.

Diversi studi, già alla fine degli anni ‘90, hanno indagato sulla relazione tra disuguaglianze e inquinamento dell’aria e dell’acqua.
I risultati hanno dimostrato che: dove la distanza tra i ceti forti e deboli è maggiore, le condizioni ambientali sono peggiori. Sulla base di questi presupposti, moltissimi altri studi hanno evidenziato come al crescere delle diseguaglianze aumentano:

  1. I tassi di deforestazione,
  2. I tassi di erosione della biodiversità,
  3. Le emissioni di CO2,
  4. L’incidenza della popolazione che vive in aree a rischio idrogeologico.

Ricorda bene, questo non avviene solo nel Brasile di Bolsonaro, ma anche in Italia!
Vuoi qualche esempio? Ecco a te:

  • La forza delle lobby petrolifere nella vicenda delle trivelle nell’Adriatico,
  • Collusione tra imprese e potere politico sul caso della contaminazione Pfas in Veneto,
  • La legge approvata con l’obiettivo di accelerare l’iter delle grandi opere,
  • Le molte vicende oscure circa i posti di lavoro all’Ilva di Taranto.

PERCHÉ A SUBIRNE LE CONSEGUENZE SONO SOPRATTUTTO I CETI SOCIALI PIÙ DEBOLI?

In assenza di politiche idonee, i territori più fragili non hanno la possibilità di adattarsi al cambiamento climatico.
Molte volte, se va bene, vengono utilizzati come aree di conversione o compensazione ambientale nei confronti dei grandi poli industriali che vi orbitano intorno o, nel caso peggiore, come rifugio per attività inquinanti.

Questo determina che i ceti deboli hanno minori possibilità di difendersi dai problemi ambientali.
La disuguaglianza in questo senso risulta evidente soprattutto nel nostro paese in cui:

  1. I progetti di riqualificazione ambientale riguardano prevalentemente i centri storici, mentre le periferie rimangono dimenticate;
  2. La costruzione di piste ciclabili riguarda prevalentemente gli itinerari turistici, quando molte persone hanno difficoltà quotidiane nella loro mobilità;
  3. Gli incentivi fiscali per la conversione energetica degli edifici escludono gli incapienti dal meccanismo di finanziamento.

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POSSIBILI SOLUZIONI: NEW GREEN DEAL E LE INIZIATIVE ITALIANE

Sulla base di questa consapevolezza alcune realtà cercano di porre in essere attività concrete per unire la lotta al cambiamento climatico con la riduzione delle disuguaglianze.

Questo è l’intento del New Green Deal promosso dai partiti della sinistra americana, il quale promuove un nuovo contratto sociale per ridurre le diseguaglianze, attraverso un salario minimo garantito e l’accesso all’assistenza sanitaria per tutti.

In Italia un passo in questa direzione è stato compiuto da Forum DD (disuguaglianze e diversità) che cerca di promuovere:

  • Definizione di nuovi Ecobonus,
  • La revisione dei canoni demaniali,
  • Puntuale e selettiva riqualificazione degli edifici.

Da segnale anche alcune iniziative a livello regionale:

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