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Chernobyl è la dimostrazione che la fame di energia dell’uomo è senza limiti.

La scelleratezza dell’uomo nell’utilizzo di fonti non rinnovabili, ha portato a conseguenze devastanti non solo per la salute degli abitanti ma anche per l’intero ecosistema che circonda la centrale ucraina, che ancora oggi si possono vedere.

COS’È SUCCESSO IL 26 APRILE 1986

Molto è stato scritto in merito a questo disastro, di recente Sky ha prodotto anche una serie tv dedicata.

Quello di Chernobyl è in assoluto il disastro più grave mai verificatosi in una centrale nucleare, classificato con il livello 7 della scala di INES (manco a dirlo il livello più alto).

Le cause del disastro sono da attribuire a:

  • gravi mancanze tecniche da parte del personale della centrale,
  • problemi strutturali e di progettazione,
  • errata gestione dei protocolli di sicurezza.

A seguito di quello che venne definito come un “test di sicurezza”, il personale si rese responsabile di svariate violazioni delle norme di sicurezza che portarono ad un brusco ed incontrollato aumento di potenza del nocciolo del reattore n°4 della centrale.
La fusione del nucleo causò un’esplosione che disperse nell’aria una nube radiattiva pari ad un miliardo di Bequerel.

Il rapporto ufficiale, redatto da alcune agenzie dell’ONU conta 65 morti accertati in seguito all’esplosione ed altri 4.000 dovuti ai tumori e leucemie, lungo l’arco di 80 anni.

Questi dati vengono fortemente contestati dalle associazioni antinucleariste internazionali, che invece calcolano fino a 6 milioni di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni.

Numeri ben diversi!

Numeri che in modo chiaro ci dimostrano le devastanti conseguenze della fame d’energia dell’uomo.

Le conseguenze sulla salute non sono le uniche ad aver travolto l’Ucraina, anche e soprattutto danni ambientali.

Continua a leggere perché le cose si fanno davvero inquietanti!

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ruota panoramica abbandonata nel ditorni di Chernobyl

LE CONSEGUENZE AMBIENTALI

Nonostante nessun essere umano viva più nelle zone cosiddette “di inclusione” o “rosse”, la flora e la fauna hanno continuato ad abitarvi risentendo degli effetti velenosi delle radiazioni.

Uno studio pubblicato sulla rivista Oecologia mostra come:

  1. Gli uccelli che abitano la zona della centrale abbiano una materia celebrale notevolmente inferiore,
  2. Gli alberi mostrano una crescita molto più lenta,
  3. Gli anche gli insetti ora sono in numero decisamente ridotto,
  4. Molti dei mammiferi selvatici, mostrano ancora oggi livelli di radiazioni anomali.

Per quanto concerne invece la flora dell’area contaminata emerge la delicata situazione della Foresta Rossa, una pineta che dista circa 10 km dalla centrale e che prende il suo nome a causa del colore rosso che assunsero gli alberi che la abitavano prima di morire, dopo essere stati investiti dalla nube radioattiva.
Mostra un grande rallentamento nel processo di decomposizione del fogliame e dei residui degli alberi.

Il mancato smaltimento del fogliame, rende le zone che circondano la centrale di Chernobyl ad alto rischio di incendio, evento che potrebbe rappresentare una nuova catastrofe ambientale.

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incendio boschivo nei pressi di Chernobyl

Le fiamme infatti potrebbero re-distribuire le sostanze radioattive in zone ormai fuori pericolo o in nuove, andando a contaminare aree salvate dalla radioattività.

Tralasciando per un attimo le evidenti responsabilità del disastro, è un dovere morale di ognuno di noi porre in essere tutte le condizioni necessarie per evitare che eventi come quello di Chernobyl e Fukushima si ripetano.

Cosa puoi fare? Adottare un consumo di energia responsabile che ti renda finalmente indipendente dalle fonti di non rinnovabili.

Fai appello alla tua coscienza e metti in atto azioni concrete per la salvaguardia del pianeta che è solo uno e non ne abbiamo un altro di scorta (è sempre bene ricordarlo).