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Finalmente sono state abolite l’esplorazione e l’estrazione di combustibili fossili nel mare del Nord. È così che la Danimarca si incammina verso un futuro carbon free entro il 2050.

Il piano prevede che le compagnie petrolifere non ottengano più nuove licenze.

Negli anni, la Danimarca ci ha abituato a decisioni coraggiose.

Già nel 2019, infatti, il Paese nordico ci aveva stupito dichiarando l’intenzione di ridurre, entro il 2030, le proprie emissioni inquinanti del 70% rispetto a quelle del 1990.

Oggi l’importanza del blocco delle licenze è ancor più grande e più audace.

Il Ministro per il Clima, l’Energia e le Utility, Dan Jøergensen, ha dichiarato che “la Danimarca sta disegnando una nuova rotta verde per il mare del Nord”.

Le critiche al piano

La notizia è balzata sulle principali testate giornalistiche mondiali, dal Wall Street Journal a Bloomberg, ma non tutti hanno reagito con entusiasmo.

Greta Thunberg, la giovane attivista ispiratrice del movimento Fridays for future ha commentato la news sottolineando che solo nel 2050 ci sarà la fine delle estrazioni e pertanto la Danimarca inquinerà per ancora tre decadi.

D’altra parte, Greenpeace International descrive la decisione come di importanza epocale per il clima e per l’ambiente e risponde a chi commenta la notizia lamentandosi del lasso temporale troppo ampio, sostenendo che si tratta di una “vittoria dura e un passo vitale”.

In realtà, l’auspicio è che la Danimarca sia d’esempio per gli altri Paesi, soprattutto per la Norvegia e il Regno Unito che superano la sua produzione.

Jøergensen ha dichiarato che si è trattato di una decisione difficile e molto costosa per i contribuenti, ma necessaria per uscire dall’era delle fonti fossili.

Inoltre, la manovra garantirà credibilità al Paese nell’impegno di azzeramento delle emissioni di anidride carbonica nei prossimi trenta anni, periodo che è necessario per evitare richieste di risarcimento che avrebbero gravi ripercussioni sull’economia del Paese.

9 milioni di posti di lavoro in più

Il Ministro per il Clima ha aggiunto che ci saranno nuove opportunità di lavoro.

Gli stessi gruppi di professionisti saranno formati per lavorare in nuovi settori, come quello dello stoccaggio del carbonio; tecnologia che permette di catturare la CO2 prima di essere immessa e accumulata nell’atmosfera.

La transizione energetica è già realtà nei piani politici di molti Paesi.

Se l’azione audace di queste nazioni saprà coinvolgere anche quelle indifferenti a queste tematiche, ci sarà presto un mondo nuovo, dove avremo imparato a vivere senza distruggere il nostro Pianeta.

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