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Il 29 maggio un serbatoio di carburante nella centrale elettrica n. 3 della Norilsk-Taymyr Energy Company (NTEC) ha perso pressione e ha iniziato a disperdere prodotti petroliferi.

La fuoriuscita è dovuta al danneggiamento della struttura, causato dal crollo improvviso dei pilastri sui quali poggiava.

Secondo le informazioni fornite da Norilsk Nickel, il serbatoio potrebbe essere crollato a causa della fusione del permafrost. Ipotesi verosimile, se si considera che l’Artico ha affrontato settimane di clima insolitamente caldo a causa del riscaldamento globale.

La cisterna conteneva oltre 21.000 tonnellate di petrolio e carburanti, che hanno immediatamente raggiunto i fiumi Daldykan e Ambarnaya.

Il governatore della regione russa di Krasnoyarsk, Alexander Uss afferma che i prodotti petroliferi sono ormai presenti già anche nel lago Pyasino.

In merito all’incidente, sono state avviate quattro indagini penali ed è stato arrestato un responsabile dell’officina della centrale termoelettrica.

A rischio il lago Pyasino

Il lago Pyasino è di origine glaciale e si trova a circa 20 chilometri da Norilsk. Ha una superficie di 735 metri quadrati e accumula acqua da altri grandi laghi situati nella Riserva Naturale Statale Putorana. In questo bacino vivono 38 specie di pesci.

Quali azioni sono state intraprese?

Le squadre di bonifica hanno già rimosso circa 23.000 metri cubi di terreno contaminato.

Vasily Yablokov di Greenpeace Russia ha affermato che l’inquinamento causerà danni irreversibili alle risorse idriche, agli animali che bevono quell’acqua e alle piante che crescono sulle rive.

Inoltre, l’associazione ha paragonato questo disastro a quello accaduto a Exxon Valdez, in Alaska, nel 1989.

A conferma della gravità dei danni, Greenpeace ha reso note alcune immagini registrate dal satellite Sentinel dell’Esa che mostrano i fiumi ed il lago prima e dopo la contaminazione.

Dall’ultima foto è evidente che l’inquinamento ha raggiunto anche i laghi adiacenti.

Purtroppo, sebbene siano stati installati dei boom vicino al luogo dell’incidente, i prodotti petroliferi si sono diffusi ugualmente oltre.

Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, la fuga di 20.000 tonnellate di diesel non sarebbe stata ancora circoscritta. Al contrario, il governatore della regione di Krasnojarsk Alexander Uss ha confermato che il carburante sarebbe già penetrato nel lago Pyasino.

Inoltre, le restrizioni in corso, dovute alla pandemia da Corona-virus, ha rallentato i soccorsi. Si tratta di una catastrofe che avrà gravissime ripercussioni su tutto l’ecosistema e, come se non bastasse, si teme che il petrolio possa diffondersi fino all’oceano Artico moltiplicando a dismisura i danni causati.

Incidenti del genere possono e devono essere evitati. Per troppo tempo abbiamo negato la dovuta attenzione alla Natura che ci circonda, sottovalutando possibili pericoli.

È ora di dire basta e di prevenire le eventuali cause dei danni al nostro Pianeta o ne subiremo le conseguenze.

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