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Il consorzio Graphene Flagship è nato nel 2013 con l’intento di sviluppare progetti volti a diffondere il grafene all’interno della produzione industriale.

Sono oltre 150 i gruppi per la ricerca e coinvolgono più di 20 paesi.

Lo scorso dicembre il consorzio ha annunciato il lancio di 11 nuovi progetti con protagonista il grafene e lo scenario sarà l’Europa.

Queste iniziative oggi possono avvalersi di 92 milioni di euro, 45 milioni dei quali sono stanziati dal consorzio stesso e gli altri 47 milioni dai partner industriali e commerciali che guidano la realizzazione dei progetti.

Tra i programmi alcuni riguardano da vicino il mondo delle energie rinnovabili e sono tutti in linea con i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Lo scopo consiste nel raggiungere livelli standard di:

  • acqua pulita,
  • energia sostenibile,
  • miglioramento ed innovazione delle infrastrutture industriali in Europa.

Come farlo?

Attraverso progetti innovativi come:

  • la realizzazione di pannelli fotovoltaici in perovskite per accelerare e migliorare la produzione di energia solare.
  • Sviluppare un sistema di depurazione dell’acqua con filtri di grafene in grado di rimuovere pesticidi ed elementi contaminanti dall’acqua consumata dai cittadini.

Cos’è il Perovskite?

Si tratta di un minerale di biossido di titanio di calcio caratterizzato da:

  • una struttura cristallina,
  • un’ottima capacità di conduzione.

Secondo gli studi svolti da Annamaria Petrozza, ricercatrice presso il “Center for Nano Science and Tecnologie”, con questo materiale è possibile creare celle solari ibride con un rendimento superiore al 15% rispetto a quello attuale.

Nasce dunque una nuova generazione di fotovoltaico.

Inoltre, a differenza delle attuali celle in silicio, questi moduli innovativi hanno costi di produzione più bassi perché i materiali attivi sono disponibili in abbondanza e la loro lavorazione è più semplice.

In più la perovskite è flessibile e semi-trasparente, per questo è l’ideale in vista di future applicazioni del fotovoltaico sulle facciate degli edifici.

Unica pecca consiste nella necessità di chiarire alcuni dubbi in merito a:

  • l’effettiva durata delle celle solari in perovskite
  • la presenza nelle celle di sostanze tossiche come il piombo ed il PBI.

La scienza sta facendo passi da gigante verso la sostenibilità ambientale e noi dobbiamo fare lo stesso.

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