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L’autorizzazione per installare gli impianti fotovoltaici in Italia è una semplice comunicazione preventiva al Comune di ubicazione dell’immobile, ma può diventare una faccenda burocratica complessa a causa di:

normative regionali che disciplinano i permessi (ognuna secondo propri criteri, che devono comunque rimanere coerenti alle linee guida nazionali);

il territorio in cui è installato l’impianto;

le dimensioni dell’impianto stesso.

In ogni caso è necessario, prima di avviare qualunque procedura d’installazione, rivolgersi all’ufficio tecnico del Comune in cui viene realizzata. Per i casi più complessi, come impianti di grandi dimensioni o che coinvolgono aree sottoposte a tutela, la competenza passa alla Provincia, alla Regione o direttamente alla Soprintendenza.

Dunque, ogni intervento in edilizia, che coinvolga beni tutelati dal punto di vista architettonico e paesaggistico, è soggetto all’autorizzazione rilasciata dall’Autorità titolare della gestione del vincolo.

La tutela dell’ambiente deve camminare a fianco della tutela del paesaggio.

Negli anni la Soprintendenza ha messo in atto una sorta di “diritto di scelta” che le ha concesso la facoltà di decidere chi e dove installare impianti fotovoltaici senza l’onere di:

  • specificare cosa fosse lecito o meno nelle domande in esame;
  • fornire indicazioni utili a definire i modi con cui riuscire a installare in conformità alle misure indicate.

Soprintendenza

La Svolta

Nei giorni scorsi però qualcosa è cambiato: il Consiglio di Stato ha deciso che i Signori Maria Gabriella Noris e Alessio Ghini potranno finalmente installare un piccolo impianto fotovoltaico sulla tettoia della loro abitazione, a Levanto, nelle Cinque Terre, nonostante il rifiuto ricevuto dalla Soprintendenza 7 anni fa.

Secondo quest’organo di consulenza giuridico-amministrativa, infatti, la valutazione di compatibilità paesaggistica della Soprintendenza non può limitarsi a rilevare l’oggettività dell’impianto sul paesaggio preesistente.

Nei casi in cui l’opera progettata o realizzata dal privato abbia un’espressa qualificazione in termini di pubblica utilità, deve essere valutata andando oltre l’esame dell’ordinaria contrapposizione interesse pubblico/interesse privato.

In questo caso, dunque, è fondamentale una “valutazione più analitica che si faccia carico di esaminare la complessità degli interessi coinvolti”.

Inoltre, il Consiglio di Stato sottolinea che la produzione di energia elettrica da fonte solare è essa stessa un’attività che contribuisce, sia pur indirettamente, alla salvaguardia dei valori paesaggistici e per questo deve essere tutelata allo stesso modo, garantendone l’applicazione.

Che cosa cambia?

Con questa sentenza si apre un nuovo capitolo in cui è chiaro l’interesse pubblico di un impianto fotovoltaico. Si afferma così la necessità che il Ministero dei Beni Culturali, attraverso la Soprintendenza, confronti sempre:

  • il potenziale danno paesaggistico arrecato da un possibile nuovo impianto;
  • il sicuro beneficio energetico e ambientale che esso porterà.

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