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I numeri parlano chiaro: la plastica è ormai ovunque, anche nell’aria che respiriamo!

La rivista scientifica Science ha recentemente pubblicato i dati di una ricerca svolta su 11 parchi nazionali americani.

Dallo studio è emerso che nell’area esaminata è piovuto l’equivalente di 120 milioni di bottiglie di plastica.

Si tratta di una scoperta scioccante per l’ambiente. Certo, sappiamo che il nostro Pianeta è gravemente malato, ma non avremmo mai immaginato di respirare plastica.

Per ottenere tali risultati, i ricercatori hanno studiato campioni di acqua e di aria ed hanno dimostrato che le particelle più grandi provengono in gran parte dalle città presenti attorno all’area protetta. Mentre le microplastiche più piccole, che vengono trasportate dal vento, possono arrivare anche da regioni molto lontane.

I dati:

Ogni anno si producono nel mondo oltre 330 milioni di tonnellate di plastica, ma solo il 9% è riciclata. Un altro 12% è bruciata negli inceneritori, mentre il restante 79% finisce in discariche, quando non è dispersa direttamente nell’ambiente.

Negli ultimi anni -complice lo spettacolo dei vortici di plastica che galleggiano nei mari – l’attenzione pubblica si è focalizzata sull’inquinamento delle acque e degli oceani, ma la plastica in mare è solo l’aspetto più evidente. Corrisponde, infatti, solo all’1% della plastica che abbiamo introdotto nell’ambiente.

inquinamento da plastica

Quanto è allarmante la scoperta?

La gravità dei fatti è chiara se si pensa che l’aria esaminata nella ricerca corrisponda a solo il 6% della superficie totale degli Stati Uniti.

Inoltre, fa ancora più paura la notizia che attesta che il 30 % della plastica sarebbe costituito dalle “microbeads”. Si tratta di particelle un tempo presenti nei prodotti cosmetici e adesso vietate negli Stati Uniti, perché troppo piccole per essere filtrate e per questo inevitabilmente destinate a finire negli oceani.

I ricercatori ipotizzano che possano provenire da pitture industriali e che siano difficilmente individuabili senza gli strumenti adatti.

Per di più, attraverso la catena alimentare, le microplastiche si accumulano anche negli organismi viventi. Pensare che persino nell’atmosfera ce ne sia più del previsto, ci conferma che è presente anche dentro di noi.

Gli esperti temono che le microplastiche respirate o ingerite possano diventare un pericoloso veicolo di batteri e sostanze tossiche.

Tutto questo è solo una conferma che l’ambiente ed il corpo umano sono fortemente connessi e che i danni provocati al primo incideranno irreparabilmente anche sull’uomo.

La nota positiva consiste nel fatto che siamo sempre più coscienti della condizione attuale e possiamo invertire la rotta con azioni responsabili e sostenibili.

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