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Il Monviso si sgretola, è sempre più fragile. Nei giorni scorsi, infatti, a quota 3300 metri, c’è stata una nuova frana. È la seconda dopo quella del 26 dicembre 2019, quando 4 grossi blocchi di 150-200 metri cubi si sono staccati dalle pareti.

La zona interessata è la stessa: a sud-est del Canalone Coolidge, dove fino a trenta anni fa c’era il ghiacciaio.

La scomparsa di grandi masse di ghiaccio oggi è un fenomeno sempre più frequente, tant’è che la scorsa estate in molte località delle Alpi italiane sono stati celebrati i “funerali dei ghiacciai”.

La causa dello sgretolamento del Monviso.

La Terra è ormai sempre più calda ed il riscaldamento climatico accelera la fusione dei ghiacciai e, con essa, lo sgretolamento delle montagne.

Le misurazioni, le analisi ed i sopralluoghi eseguiti dall’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) hanno mostrato chiaramente il deterioramento del permafrost, lo strato di terreno perennemente ghiacciato. Questo conferma la tesi degli esperti che sottolineano l’incidenza del surriscaldamento globale nell’aumento della frequenza di frane.

In realtà, il fenomeno ha subito un’accelerazione già dal 2010, ma la velocità di degradazione della montagna più alta delle Alpi Cozie sta aumentando in modo esponenziale.

Gli esperti sono a lavoro.

Per prevedere l’evolvere della patologia del Re di Pietra, l’Arpa ha chiesto la collaborazione di un gruppo di esperti dell’Università Valdostana che ha confermato la presenza di molte fratture e la continuità con cui, negli ultimi tempi, è costante l’attività.

Le onde termiche estive potrebbero, dunque, ulteriormente accelerare il fenomeno.

Eppure basterebbe poco. Secondo lo studio “Temporary reduction in daily global CO2 emissions during the COVID-19 forced confinement“, le emissioni giornaliere, durante il lockdown, sono diminuite del 17% (l’equivalente di 17 milioni di tonnellate di anidride carbonica) a livello globale.

L’importanza di tale risultato è evidente se si pensa che è necessario ridurre le emissioni di gas serra del 2,7% all’anno per mantenere il riscaldamento globale sotto i 2°C, e del 7,6% all’anno invece per mantenerlo al di sotto di 1,5°C.
Ci siamo riusciti perché eravamo obbligati, adesso è giunto il momento di farlo perché siamo responsabili e coscienti delle conseguenze.
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