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In Italia, le Comunità Energetiche riguardano 22 milioni di persone che abitano in 2,6 milioni di condomini.

Numeri alla mano, più di un italiano su tre.

Il Politecnico di Milano prevede che entro il 2025 saranno più di un milione le utenze coinvolte.

I numerosi cambiamenti che stanno movimentando il mercato dell’energia e i recenti incentivi, rischiano di mettere in secondo piano una vera e propria rivoluzione nell’ambito dell’indipendenza energetica.

Per meglio comprendere di cosa parliamo, facciamo un piccolo passo indietro.

IL FOTOVOLTAICO PRIMA DELLE COMUNITA’ ENERGETICHE

Prima della loro introduzione, come poteva essere sfruttato un impianto fotovoltaico?

  • Poteva fornire energia ad una abitazione indipendente: il caso più semplice;
  • In un condominio poteva approvvigionare di energia solo le utenze comuni quali l’ascensore e l’illuminazione;
  • Se installato nella corrispondente porzione di tetto di uno dei condòmini, copre il fabbisogno energetico della sua casa.

Non era quindi possibile realizzare un impianto fotovoltaico che servisse il fabbisogno di tutto il condominio, sia per le utenze comuni che per le utenze singole.

In seguito alla Direttiva europea UE 2018/2001, il “Decreto Milleproproghe” apre alle Comunità Energetiche.

Vediamo nel dettaglio ccome funzionano.

Come è possibile con questo nuovo regime scambiare l’energia del fotovoltaico in un condominio? Ci sono due modelli:

  • Un unico fotovoltaico per l’intero condominio, un sistema di accumulo centralizzato, un POD (Point of Delivery) e un contatore intelligente per ogni abitazione per tenere traccia dell’energia elettrica consumata;
  • L’altra tipologia di modello prevede un unico fotovoltaico, un unico POD, più un contatore intelligente e un sistema di accumulo per ogni singola abitazione.

AUTOCONSUMO COLLETTIVO E COMUNITA’ ENERGETICHE

Poste queste possibilità, le legge introduce due nuove tipologie di soggetti:

  • AUTOCONSUMO COLLETTIVO. Questo, ad esempio, è il caso di un condominio o di un centro commerciale.

L’utente opera in siti “ubicati entro confini definiti” nel cui ambito l’energia rinnovabile viene prodotta e condivisa dai soggetti presenti. Possono partecipare sia privati che imprese (purché non produttrici di energia).

Tale soggetto energetico gode di un incentivo da parte del Ministero dello Sviluppo economico pari a € 100/MWh autoprodotto ed immediatamente consumato. Inoltre, è prevista una restituzione dovuta alla riduzione delle perdite di trasmissione del sistema.

  • COMUNITA’ ENERGETICA. Può essere un quartiere, un insediamento produttivo o addirittura un piccolo paese.

Sono pertanto più clienti finali con più punti di connessione alla rete, collegati però attraverso la stessa cabina di trasformazione media/bassa tensione. Da qui viene prelevata l’energia di rete. In questo caso la comunità deve configurarsi come soggetto giuridico autonomo.

L’incentivo da parte del MISE in questo caso è pari a € 110/MWh.

In entrambi i casi l’incentivo avrà durata 20 anni.

Non sono ammessi impianti fotovoltaici maggiori di 200 kWp in bassa tensione.

comunità energetiche appartamento
i sistemi di accumulo sono incentivati dal Superbonus

COMUNITA’ ENERGETICHE E SUPERBONUS 110%

Inoltre, a questi incentivi del MISE si possono cumulare anche la Detrazione Fiscale e il Superbonus 110%.

Più precisamente, il Superbonus sarà riconosciuto alla quota spesa corrispondente alla potenza massima di 20 kWp. Per la potenza eccedente, sarà possibile sfruttare la Detrazione Fiscale ordinaria al 50%, fino a un limite di euro 96.000.

La normativa vigente è sperimentale, in attesa del recepimento della Direttiva RED II (sulle energie rinnovabili) e di quella IEM (sul mercato elettrico) che avverrà entro il 30 giugno di quest’anno.

Occorre ricordare che in realtà l’obiettivo principale delle comunità Energetiche è sì economico, ma anche ambientale e sociale. I cittadini e le imprese passano così da uno stato puramente passivo nel mercato dell’energia, ad uno stato misto di produttori-consumatori, detti anche prosumer.

Ogni singolo soggetto mantiene ad esempio il diritto di scegliere il proprio fornitore di energia elettrica.

I cittadini diventano inoltre maggiormente consapevoli del proprio utilizzo (e quindi anche dello spreco) di energia domestica.

Senza contare che ci sono molti altri benefici derivanti:

  • Drastica riduzione dei costi di distribuzione e trasporto dell’energia, che stando agli ultimi dati dell’Autorità di regolazione per energia reti e Ambiente (ARERA) pesa per il 24,32% sul totale della bolletta;
  • Limitazione delle perdite dovute al trasporto sulle lunghe distanze e i costi di gestione delle centrali utilizzate per ridurre la tensione e renderla utilizzabile;
  • L’autoconsumo diventa un obiettivo concreto e consapevole da parte di tutte i soggetti partecipanti.

Tutte gli enti del settore si stanno già organizzando in questa direzione.

GLI ENTI AL SERVIZIO

Nella pagina autoconsumo.gse.it è possibile, ad esempio, effettuare una simulazione per ottenere il profilo migliore di un impianto.

Il GSE ha predisposto un apposito Portale per l’invio di istanze preliminari di accesso al servizio.

Si ricorda inoltre che sia le Comunità Energetiche che i gruppi di Autoconsumo Collettivo dovranno provvedere alla redazione di un contratto privato interno, che regoli le relazioni tra i suoi membri e quelle con i soggetti esterni. Il contratto nel caso di Autoconsumo collettivo deve anche essere inoltrato al GSE.

L’Unione Europea con i suoi obiettivi sfidanti per il 2050, ha messo le basi per la trasformazione del parco energetico dei Paesi membri. In Europa ci sono già circa 3000 Cooperative Energetiche Rinnovabili.

L’anno scorso l’Italia ha pubblicato il Piano Nazionale per Energia e clima (PNIEC) in cui viene descritta e impostata la strada da seguire per arrivare nel 2030 ad avere 52.000 MW di energia 100% green.

Senza contare che chi riuscirà a produrre molta energia potrà “elettrificare” tutti i consumi (caldaia, fornelli e automobile) e quindi fare a meno del gas e del carburante.

Proprio per questo Piemonte, Puglia, Liguria e Campania hanno già legiferato in materia.

Una Rivoluzione green è già in atto.

Vuoi cavalcarla, o rimanere a piedi?

 

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