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La società è sempre più sofferente, sempre più soggetta a rischio ambientale, sociale ed economico, fortemente legati all’attuale processo di sviluppo.

Dopo la crisi finanziaria del 2017 si è fatto sempre più evidente il fatto che il modello di sviluppo economico adottato dalle società neoliberiste non potesse essere la soluzione ideale.

Il consumismo, lo spreco e l’indifferenza sono nemici dell’ambiente.

Una crescita industriale senza limiti non è immaginabile a causa della limitatezza di alcune risorse del pianeta. Il rischio di estinzione di gran parte delle risorse è imminente.

Il sociologo tedesco Ulrich Beck parla esplicitamente di “capitalismo suicidario” per esprimere il concetto di società che si autodistrugge.

Nella nostra società sono già presenti elementi della sua rovina come la produzione di massa attraverso l’uso di carbone e petrolio.

Più questo tipo di produzione si è radicata tanto più le conseguenze impreviste hanno minato le sue istituzioni fondamentali.

La riduzione di tutto a merce genera una devastazione non solo ambientale ma anche culturale.

Il consumismo lineare considera risorse, ambienti ed oggetti come beni da buttare una volta esaurita la propria funzione.

bomba ecologica

Cosa fare per scongiurare il rischio ambientale?

È necessaria una rivoluzione culturale e democratica molto complessa che rielabori i concetti di sviluppo, progresso e prosperità con progetti economici che usino energie rinnovabili ed aspirino al benessere collettivo.

È possibile intravedere un primo passo verso questa direzione attraverso lo sviluppo della green e della white economy (settore di servizi sanitari e di cura rivolto alle persone).

Un modello di economia che mira alla riduzione dell’impatto ambientale mediante provvedimenti in favore dello sviluppo sostenibile.

La green economy ha effetti positivi anche su problematiche sociali come la disoccupazione.

Quanto ha inciso lo sviluppo della green economy sul tasso di disoccupazione?

Nel 2018 il tasso di disoccupazione in Italia si è ridotto passando dal 10.9 al 10.5 %. Ha inciso fortemente lo sviluppo di professioni e ruoli nuovi che fanno parte di questa branchia.

Secondo i dati ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratori) il numero di lavoratori nel settore è cresciuto del 41% negli ultimi 14 anni e la tendenza è in forte crescita.

L’obiettivo principale della green economy è quello di realizzare beni utilizzando tecniche di tutela ambientale che riducano il rischio di inquinamento.

Questa “economia del rinnovabile” arreca un duplice vantaggio:

  • Produce beni e servizi eco-sostenibili
  • tampona il problema della disoccupazione, attenuando anche un problema sociale.

Basterebbe poco, un passo avanti anche da parte delle istituzioni per rendere questi vantaggi sempre maggiori.

Come mostrano i dati contenuti nella Relazione di Stato della green economy Italiana del 2018, basterebbero investimenti pubblici pari ad 8 miliardi di euro.

Viene dimostrato come i vantaggi di questi investimenti green inciderebbero sulla questione ambientale e su quella sociale, obbligando ad un adeguamento sia il settore pubblico che quello privato.

Purtroppo molto spesso è più semplice percorrere una strada che già si conosce che mobilitarsi per costruirne una nuova.

È vero però che se è possibile fingere di non ascoltare una voce è più faticoso fare la stessa cosa con un coro.

Tutti insieme possiamo, passo a passo, intraprendere un percorso che conduca all’educazione alla difesa dell’ambiente e con essa della società.

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