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Nonostante ieri si siano concluse le votazioni delle presidenziali negli USA, ci vorrà ancora qualche settimana per avere la certezza dell’esito.

Lo scontro e le incompatibilità tra i due candidati sono evidenti nel programma presentato, ma si enfatizzano quando viene analizzata la questione del cambiamento climatico.

 

Joe Biden, candidato democratico, ha definito il problema come una “minaccia esistenziale”, mentre per il presidente Donald Trump si tratta di “una bufala”.

Tutto questo fa ancora più paura se si considera che da oggi gli Stati Uniti saranno ufficialmente fuori dagli accordi sul clima di Parigi, a prescindere dall’esito delle elezioni.

Una delle differenze principali fra i due sfidanti consiste, dunque, sulla visione che hanno del futuro dell’energia.

Le scelte del Presidente degli USA

D’altra parte, l’entusiasmo di Trump per le fonti fossili è evidente nella sua politica di difesa del carbone e nell’uso che ha fatto dei fondi pubblici per aiutare le industrie del gas e del petrolio.

È stato chiaro durante la pandemia, quando, l’amministrazione Trump ha tagliato ulteriormente i canoni per le trivellazioni su terreni federali.

Al contrario, Biden ha annunciato un piano da 2,2 trilioni di dollari per decarbonizzare la rete elettrica degli USA entro il 2035 e l’intera economia del paese entro il 2050.

Inoltre, a differenza di Trump, che ha ridimensionato il ruolo di scienziati e organizzazioni scientifiche, tagliando loro i fondi, il candidato democratico intende investire 400 miliardi di dollari nella ricerca e nell’innovazione energetica.

Le promesse di Biden

L’ex vicepresidente Joe Biden ha detto che, in caso di vittoria, gli USA rientreranno immediatamente negli accordi di Parigi. Questo significherebbe un nuovo impegno a ridurre le emissioni di gas serra dal 26 al 28% entro il 2025.

L’amministrazione Trump ha dato una brutta frenata alla lotta contro il cambiamento climatico e, se dovesse vincere nuovamente le elezioni, gli USA -­e tutto il Pianeta con loro- perderanno altri quattro anni.

Nonostante ciò, le emissioni di gas serra negli Stati Uniti si sono ridotte di circa il 15%, grazie all’intervento dei governi locali e dell’industria privata, che hanno volontariamente abbassato le proprie emissioni.

Dopo la Cina, gli USA sono i maggiori produttori di gas a effetto serra al mondo, per questo hanno un ruolo cruciale nella riduzione di emissioni globali.

Dunque, l’esito delle elezioni presidenziali americane definirà la politica di decarbonizzazione per i prossimi decenni, rallentando la lotta al surriscaldamento globale.

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